Benvenuti a Pescara

Siete appena arrivati a Pescara, un po' stanchi dopo il viaggio ma non volete rimanere in camera, vi va di rilassarvi facendo una prima passeggiata per le strade della città.

 Sicuramente potete chiedere in Reception, dove il nostro Team è lieto di consigliarvi i luoghi da visitare nella zona circostante. Visto però che state leggendo questo Blog, perché non arrivare preparati in modo da non perdere neanche un minuto ed immergervi subito nella vita di Pescara?

A 300 metri dall'Hotel Regent arriverete, percorrendo il percorso pedonale, il Porto Turistico Marina di Pescara dove, immersi in un'atmosfera rilassante di fronte al mare, troverete negozi, bar e ristoranti, aree attrezzate, un club nautico. Il Porto è inoltre sede di numerosi eventi durante tutto l'anno.

Subito dopo il Porto, proseguendo verso il centro di Pescara, ammirerete il Ponte del Mare, che potrete attraversare a piedi o in sella alla vostra bicicletta, affittata direttamente all'Hotel Regent***. Vi si staglierà davanti un panorama suggestivo dove, oltre il mare, il massiccio del Gran Sasso d'Italia completerà il quadro di una città che vive tra mare e montagna.

Proseguendo sul lungomare, arriverete in poco tempo in Piazza Primo Maggio, con la sua Fontana Nave di Cascella. Da lì potrete camminare su Corso Umberto I e Corso Vittorio Emanuele, le strade principali del centro città, piene di negozi, bar e ristoranti, o sulla zona pedonale che da Via Firenze arriva fino a via Battisti. Fermatevi per un aperitivo, berrete del buon vino abruzzese e assaggerete i prodotti tipici della regione.

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Tariffe 2022 Individuali

TARIFFE PER PERSONA PER CAMERA
  Mezza Pensione Pensione Completa Supp.Singola Camera Doppia B&B Camera Singola B&B
BASSA STAGIONE
Dal 01.01 al 29.04
Dal 02.10 al 31.12
€ 52,00 € 67,00 € 20,00 € 69,00 € 59,00
Week-end € 75,00 Week-end € 61,00
MEDIA STAGIONE
Dal 30.04 al 31.07
Dal 28.08 al 01.10
€ 60,00 € 75,00 € 20,00 € 79,00 € 63,00
Week-end € 86,00 Week-end € 69,00
ALTA STAGIONE
Dal 01.08 al 27.08
€ 75,00 € 89,00 -- € 114,00 € 83,00
Supplemento
Camera Superior
€ 18,00 € 12,00 -- € 18,00 € 12,00

 

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Pescara Vecchia: storia, cultura e divertimento

Ce n'è per tutti i gusti in Via delle Caserme e Corso Manthoné: il giorno lo dedichiamo a un po' di sana cultura e la sera ci lasciamo andare a dell'altrettanto sano divertimento!

I bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale hanno lasciato una grande ferita nella città, ma Pescara Vecchia rimane un gioiellino della storia del '900 e oggi anche del divertimento notturno.

Attraverso poche righe, vi faremo passeggiare per le vie di Pescara Vecchia:

Vi trovate su Viale Marconi, all'inizio di Piazza Unione, dove incontrate il busto di Ennio Flaiano, giornalista, scrittore, critico cinematografico ma soprattutto sceneggiatore per i maggiori film di Federico Fellini. Nato a Pescara all'inizio del '900, è stato un po' oscurato dall'immagine del Poeta Vate Gabriele D'annunzio, ma è stato altrettanto grande. Girandovi di spalle al monumento, verso il Ponte Risorgimento, potrete scorgere l'arte di un altro grande di Pescara, Andrea Cascella, autore dei piloni con bassorilievi in bronzo presenti agli angoli del ponte.

A destra della statua di Flaiano, su Via delle Caserme, incontrerete il Museo delle Genti d'Abruzzo. Lì conoscerete tutta la storia e le antiche tradizioni regionali, l'enogastronomia e l'artigianato. Non solo, troverete una fornitissima biblioteca, un centro didattico e una fototeca. E assisterete a numerosi eventi. Alla fine di Via delle Caserme, voltatevi a sinistra e, prima di imboccare Corso Manthoné, dove nacque Ennio Flaiano al civico 37, potrete visitare la Casa Natale di Gabriele D'Annunzio.

Subito dopo la casa-museo, vi trovate su Piazza Garibaldi, dove Pietro Cascella ha realizzato il monumento ai caduti, composto da un lato da un groviglio di macerie ed esseri umani, in ricordo dei bombardamenti della guerra; dall'altra un totem, che rappresenta la sua successiva ricostruzione.

Dopo la piazza, su Via D'Annunzio, si entra nella Cattedrale di San Cetteo (foto di anteprima), patrono di Pescara, fortemente voluta da Gabriele D'Annunzio per la sepoltura della madre, Luisa De Benedictis, di cui troverete la tomba all'interno della Chiesa. La chiesa di San Cetteo era stata realizzata con l'istituzione della Provincia di Pescara, nel 1927. Parzialmente distrutta durante la guerra, fu ricostruita nella zona attuale. Attraversando la strada potrete ammirare i resti della vecchia costruzione.

Di rilievo all'interno della cattedrale troverete un dipinto attribuito al Guercino, che raffigura San Francesco D'Assisi e un organo a canne dorate, uno dei più famosi in Abruzzo.

Il giro termina in Piazza Alessandrini, all'inizio di Via Conte di Ruvo, dove conoscerete la storia del cinema e dell'audiovisivo, all'interno del Mediamuseum, che potrete visitare tutti i giorni dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 17 alle 19. Per gli eventi in programma potete visitare il sito del museo.

Dopo questo bel giro potete scegliere uno dei tanti locali di Corso Manthoné e Via delle Caserme, per un aperitivo, una cena tipica e un dopocena tra musica e divertimento.

Richiedete in reception una cartina della città e sarete pronti per il tour. 

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Condizioni

Tariffe di MEZZA PENSIONE e PENSIONE COMPLETA

Si intendono per persona per notte in camera doppia con permanenza minima di 3 giorni.

Per la sistemazione in camera singola si calcola il supplemento indicato per ciascuna stagionalità, tranne che per l’alta stagione in cui si può avere solamente una camera doppia in uso singolo.

Tutte le tariffe di bassa e media stagione possono variare in occasione di importanti manifestazioni e nei periodi natalizio e pasquale.

Tariffe WEEK-END

Si applicano il venerdì ed il sabato in bassa e media stagione.
In alta stagione è richiesto un soggiorno minimo di 5 notti.

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Borghi: San Vito Chietino

Partiamo alla scoperta del paese che racchiude in sé la magia del piccolo borgo sul mare. 

Costruito su uno sperone roccioso che guarda il mare, il paesino di San Vito sorge in provincia di Chieti. Oltre al panorama mozzafiato sul mare Adriatico, dall'alto della città vecchia si possono ammirare scorci sul Parco Nazionale della Majella.

Nel centro storico, a 120 metri s.l.m., è possibile fermarsi ad osservare il meraviglioso paesaggio: percorrendo Corso Trento e Trieste, si giunge alla Chiesa di San Francesco, dietro la quale si apre il Belvedere Guglielmo Marconi, con le sue panchine rivolte verso il panorama.Su Corso Matteotti si trova l'importante chiesa parrocchiale dell’Immacolata Concezione, del XIX secolo, con facciata e scalinata in travertino. Al suo interno sono conservate delle opere di oreficeria del XV secolo.

Ma le costruzioni più importanti che troverete a San Vito sono senz'altro i Trabocchi, simbolo della costa adriatica che percorre l'Abruzzo, denominata non a caso Costa dei Trabocchi. Queste costruzioni sono delle antiche macchine da pesca simili a palafitte, dove un tempo abitavano le famiglie dei pescatori. Oggi la maggior parte di queste antiche macchine è adibita a ristorante: prenotando in anticipo potrete gustare pesce fresco a pranzo e a cena, sospesi sul mare. Oppure scendere sulla spiaggia sassosa a fare un bagno nell’acqua trasparente dell’Adriatico,  all'ombra dei trabocchi.

Dal centro storico, scendendo verso il mare, il blu dell’Adriatico compare ad ogni curva, e vi accompagna fino ad arrivare nella frazione di San Vito Marina, località balneare che negli ultimi anni è sempre più frequentata da turisti italiani e stranieri. San Vito Marina fa innamorare di sé perché qui si respira un’aria particolare: ci si immerge in un’atmosfera che ricorda i piccoli villaggi balneari dove il tempo si ferma, ci si dimentica del caos quotidiano e per star bene basta l’odore del mare, il sapore del pesce che si può gustare nei chioschetti lungo la strada e una passeggiata sul molo di San Vito.

Un locale storico in cui fare tappa è l’antica gelateria Copa de Dora, attiva dal 1940 e dove è d’obbligo fermarsi per rinfrescarsi dopo una lunga giornata di mare, assaporando i suoi intramontabili gelati. Lasciandosi Copa de Dora a destra e proseguendo sulla Nazionale Adriatica, incontrerete i tanto attesi trabocchi.

Proseguendo verso sud, si giunge in Località Portelle, dove si nasconde un altro simbolo della storia abruzzese: l'Eremo Dannunziano. Un antico casolare situato su un promontorio della costa dei trabocchi, da cui si apre un suggestivo paesaggio. Durante l’estate del 1889, è qui che il poeta vate iniziò a scrivere Il Trionfo della Morte. Ed è qui che sono conservate le spoglie di Barbara Leoni, sua amante che visse insieme all’amato in quella casa, per un breve periodo. 

Non esitate a chiedere maggiori indicazioni al nostro personale alla Reception. Sarà un piacere indirizzarvi verso un angolo magico d'Abruzzo.

 
Foto di Copertina: www.ilgiornaledelcibo.it

 

 

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Supplementi e Riduzioni

Camere Superior: camere di recente rinnovo, dotate di TV LCD 22”, insonorizzazione acustica laterale.

Camere Classic: dispongono di letti comfort size , asciugacapelli, TV LED 32”, balcone.

Riduzioni:

Bambini fino a 2 anni: gratis in B&B se in camera con i genitori, senza letti aggiuntivi.
» Altrimenti supplemento culla € 12,00 per notte.
» Bambini da 3 a 8 anni: 50% sulla tariffa di camera e prima colazione, se in tripla e quadrupla
» Bambini fino a 8 anni: 35% sulle tariffe di mezza pensione e pensione completa, se in tripla e quadrupla
» Terzo letto adulti: 25% sulle tariffe di mezza pensione e pensione completa.

Supplementi:

» Terzo letto adulti: 30% sulla tariffa di camera e prima colazione.

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La leggenda della dea Maja e del Gigante

Numerose sono le leggende che legano la Majella, massiccio montuoso dell'Appennino centrale in Abruzzo, alla dea Maja. Vi raccontiamo quella di Maja e del Gigante (la Majella e il Gran Sasso), una commovente fiaba scritta in versi dal poeta aquilano Mario Lolli.


La fiaba racconta di Maja, la maggiore e la più bella delle Plejadi, le sette mitologiche ninfe figlie di Atlante e Pleione. Suo figlio Ermes, nato dall'amore con Zeus, chiamato “Il Gigante” per la sua corporatura, fu gravemente ferito nella battaglia di Flegra. La madre, per cercare di salvare l'adorato Ermes, si rivolse ad un oracolo. L'oracolo predisse: "Tuo figlio potrà salvarsi solo se sarà curato con un'erba miracolosa, che nasce al di là del mare, su una montagna altissima, ai piedi di un Grande Sasso".

Con una zattera attraversò il mare e riuscì ad approdare nei pressi del porto dell’antica città di Ortona - “Orton”- dopo un tragico naufragio. Qui prese in braccio il gigante ferito e continuò la sua fuga scalando il Gran Sasso, dove una caverna, nell’aspra roccia, offrì un rifugio ai due fuggitivi. La montagna era coperta da così tanta neve, che ogni tentativo di trovare l'erba miracolosa fu vana. E dopo qualche tempo il giovane morì lasciando la ninfa in un’angoscia infinita. Maja seppellì il corpo del figlio su una vetta del monte superbo e, presa dalla disperazione, cominciò a vagare per giorni e giorni tra i monti innevati. Una sera, mentre infuriava la bufera, trovò rifugio in una piccola grotta. Al risveglio grande fu la commozione di Maja quando, uscendo dalla grotta vide, sulla sommità dell'alto monte posto a settentrione, il Grande Sasso, il gigantesco corpo dell'adorato Ermes che, ammantato fino alle spalle da una spessa coltre bianca, sembrava solo addormentato, mentre il suo viso si stagliava con nitidezza nell'azzurro del cielo. Maja non lasciò più quella grotta.

Quando Maja morì, i pastori la seppellirono la seppellirono sulla maestosa montagna di fronte al Gran Sasso, che, da quel giorno, in sua memoria, fu chiamata Maiella. In seguito il popolo abruzzese onorerà quel monte eleggendolo a simbolo della propria terra e identificandolo con il significativo nome di montagna 'Madre'.

Ancora oggi, a chiunque osservi il Gran Sasso, da levante verso ponente, appare chiaramente la sepoltura del giovane: infatti, la Vetta Orientale del Corno Grande incarna le sembianze di un gigantesco volto umano assopito nel riposo eterno, conosciuto sin dall’antichità come “Il gigante che dorme”.

In un seducente miracolo della natura, il “gigante di pietra”, osservato da un’angolazione leggermente diversa, si trasforma in una leggiadra e prosperosa fanciulla supina dalle chiome fluenti, chiamata, oggi, “la bella addormentata”. E' lì che la ninfa Maia e l’adorato figlio si “fondono” in uno straordinario connubio affascinante e suggestivo.

Leggi qui la commovente fiaba in versi scritta da Mario Lolli

Fonti:

http://www.bebilgiganteilmare.it/majalegend.html

http://www.partecipiamo.it/musica/camillo_berardi/la_leggenda_della_gigantesca_maia/la_leggenda_della_gigantesca_maia.htm

 

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In Escursione sulla Valle del Tirino

Entriamo nel cuore verde dell'Abruzzo e immergiamoci nelle acque del fiume che vi scorre.

Compresa nei comuni di Bussi sul Tirino, Capestrano e Ofena, nelle province di Pescara e L'Aquila, la Valle del Tirino si trova a 350 m s.l.m. all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ed è percorsa dall'omonimo fiume, il Tirino.

Il Fiume Tirino. Il Tirino nasce da tre sorgenti di bassa quota: il Lago, Presciano e Capo d’ Acqua, con la quota più elevata a 373 m s.l.m. E il nome Tirino significa proprio "triplice sorgente", dal greco "Tritano". Mentre Capestrano, comune che comprende il Tirino, deriverebbe dal nome "Caput trium amnium” ossia a capo delle tre sorgenti.

Il corso d'acqua conserva una temperatura di 11°C durante tutto l'anno. Se decidete di andare in escursione alla Valle del Tirino non potete rinunciare ad immergervi e, tenendola tra le mani, assaggiare la sua acqua limpida e fresca. Il fiume, grazie alla penetrazione dei raggi del sole sul fondale, accoglie una fitta vegetazione formata dal sedano d'acqua o sedanino, che un tempo veniva utilizzato in cucina e come foraggio per il bestiame. Non potete non assaggiarne un rametto. La foglia risulta un po' amara ma vale la pena provarla.

Questa ricca vegetazione era, in passato, popolata dal gambero di fiume. Oggi la trota è l'unico pesce che popola il Tirino. Anche la vegetazione emersa è molto ricca: trovate salici bianchi, salici cenerini, cannucce di palude e pioppi neri. Per quanto riguarda la fauna potrete vedere, tra canneti e salici, diverse specie di uccelli marini tra cui più di tutti il simpaticissimo saltello d'acqua e sui salici gli aironi cenerini.

Potete visitare la zona del Tirino scegliendo una gita in canoa, una pedalata in mountain-bike, o semplicemente una passeggiata, solo così potrete immergervi nella sua magia.

Il territorio - Storia e cultura. La zona circostante la valle racchiude numerosi punti di interesse storico e culturale: a nord Rocca Calascio, famosa ad Hollywood grazie a Ladyhawke, film con Michelle Pfeiffer, e Castel del Monte, dove ogni anno si svolge La Notte delle Streghe; il castello Piccolomini e la chiesa longobarda di San Pietro ad Oratorium a Capestrano, la zona archeologica di Capestrano dove è stato rinvenuto il famoso Guerriero di Capestrano, scultura divenuta il simbolo dell'Abruzzo. A Bussi sorgono i resti della chiesa di Santa Maria di Cartignano, appartenuta ad un'abbazia benedettina dipendente da Montecassino.

Il territorio - La cucina. A livello culinario la zona del Tirino si distingue per diverse coltivazioni: Ofena, definita "Forno d'Abruzzo" per , è nota per la produzione di vino, il Montepulciano d'Abruzzo. La Piana di Navelli è famosa per la produzione di zafferano, l'Oro rosso d'Abruzzo. Infine i gamberi di fiume sono piatto tipico di tutta la zona.

Insomma, la valle del Tirino racchiude in sé numerose bellezze della regione. Noi pensiamo che valga la pena visitarla, se vi abbiamo convinto chiedete in reception e saremo lieti di darvi tutte le informazioni utili. Buona passeggiata!

Fonti:
www.valledeltirino.it

www.gransassolagapark.it

 

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Promo Sottocosto 2022

I Castelli: Rocca Calascio

Lo sapete dove sono state girate alcune scene del Film Ladyhawke con Michelle Pfeiffer? Proprio per i sentieri di Rocca Calascio, un piccolo borgo, in provincia de L'Aquila.

Percorrendo quelle stesse strade penserete quasi di essere in una scena del film e di camminare a fianco di uno dei personaggi. Il paesaggio infatti è davvero suggestivo. Si arriva al castello passando per le stradine del paese. Salendo si incontrano piccoli ristorantini con tante tipicità abruzzesi, vi consiglio di fermarvi per una pausa pranzo, del resto dopo l'escursione al castello bisogna pur rifocillarsi.

Prima di arrivare al castello, incontrate la chiesa di Santa Maria della Pietà, un piccolo tempietto di forma ottagonale eretto tra il XVI e il XVII secolo, oggi meta di molti fedeli.

Siete quasi arrivati al castello, lo potete ammirare già dal basso mentre percorrete i sentieri un po' ripidi ma che offrono una vista spettacolare. Il castello si trova a 1.460 metri di altitudine (il borgo risulta per questo il più alto dell'Italia Centrale). Arrivati in cima, all'ingresso del castello, vi troverete davanti ad una costruzione a pianta centrale caratterizzata da grandi bastioni angolari. Dall'alto del castello potrete ammirare il vasto paesaggio situato tra l'Altopiano di Campo Imperatore da una parte e il massiccio della Majella dall'altra.

Il borgo fa parte del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Qui trovate le indicazioni per arrivare a Rocca Calascio dall'Hotel Regent***:Immettetevi sull'Asse Attrezzato (Circonvallazione) e seguite le indicazioni per l'Autostrada, giunti in autostrada prendete direzione Roma, proseguite fino all'uscita Bussi/Popoli e seguite la Strada Statale 153 in direzione L'Aquila per circa 15 km, fino al bivio per Ofena-Castel del Monte. Svoltate per Ofena e subito dopo svoltate a sinistra in direzione Calascio.

Per ulteriori informazioni potete rivolgervi al Front Desk dell'Hotel, dove il nostro Team sarà lieto di darvi tutte le informazioni necessarie.

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Pescara: piccola guida per soste brevi

Siete a Pescara di passaggio e avete del tempo libero per girare la città? Vi proponiamo la nostra guida per non perdere i maggiori simboli della città D'Annunziana.

Parzialmente ricostruita dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, Pescara è una città moderna ma che ha conservato la sua storia nei vicoli di Pescara Vecchia, zona che ha dato i natali a due simboli della cultura italiana: il poeta Vate Gabriele D'Annunzio e Ennio Flaiano, sceneggiatore per i film di Federico Fellini. 

Raggiungibile dal nord e dal sud Italia in treno o in pullman, Pescara è anche sede dell’Aeroporto Internazionale d’Abruzzo, che porta in città turisti da numerose città europee.

E ora scoprite con noi i simboli della città che sorge a due passi dal mare e a soltanto mezz'ora dalla montagna:



Ponte del Mare

Il più grande ponte ciclo-pedonale italiano ed uno dei maggiori d'Europa, è il ponte che unisce la Riviera Sud al centro città. Una volta su, fermatevi ad ammirare da un lato la vista sul Porto Turistico, e dall’altro il panorama suggestivo dove la maestosità del massiccio del Gran Sasso si unisce al blu del Mare Adriatico.

 

 

Pineta D’Annunziana

La Riserva Naturale Pineta D’Annunziana è un’oasi della costa pescarese, con i suoi 53 ettari di vegetazione naturale. Ideale per andare a correre, passeggiare in bici e portare i bambini a giocare. Stendersi sul bordo del piccolo lago è il modo migliore per rilassarsi. Di importanza storica all’interno della Pineta è l’ex opificio dell’Aurum, antico liquore abruzzese. L'edificio ospita oggi numerosi eventi regionali e nazionali.




 

Museo-Casa Natale di Gabriele D’Annunzio

Nel centro storico di Pescara, sorge la Casa-Museo del Vate, che vi abitò solo per 11 anni ma che furono quelli fondamentali per la sua formazione. Riconosciuto monumento nazionale nel 1927, conserva intatta l’atmosfera ottocentesca e sfarzosa che il poeta rievoca ne Il Notturno. Nelle sue stanze sono conservati i documenti, le divise e molti averi del poeta.

 

Museo delle Genti d’Abruzzo

Anch’esso nel centro storico, si trova all’interno dell’edifico che un tempo ospitava il carcere borbonico. Disposto su due piani, il museo percorre la storia delle genti d’Abruzzo, dalla preistoria fino ad oggi. Un’intera sala è dedicata agli antichi lavori di artigianato mentre gli amanti del buon cibo potranno assaporare la tradizione culinaria all’interno del Museo del Gusto.

 

Pescara Vecchia

Centro storico della città, che ospita il Museo delle Genti e la Casa Natale di D’Annunzio, è anche la sede dei migliori locali di Pescara. Qui si trovano bar per un aperitivo tipico, con Montepulciano d’Abruzzo e salumi provenienti da tutta la regione; numerosi ristoranti dove assaggiare gli arrosticini, tipici spiedini di pecora fatti a mano e cotti alla brace; e, per concludere la serata, tanti lounge bar e piccole discoteche create all’interno degli edifici novecenteschi.

I luoghi elencati sono facilmente raggiungibili a piedi dall'Hotel Regent*** di Pescara. Il nostro team sarà lieto di darvi ulteriori informazioni.

Foto di Copertina: https://it.wikipedia.org/wiki/Pescara
 

 

 

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Eremi: Sant'Onofrio a Serramonacesca

Prosegue il nostro viaggio a Serramonacesca, oggi vi portiamo a visitare un altro simbolo del piccolo borgo.

Dopo aver visitato l'Abbazia, castel Menardo e il corso del Fiume Alento con le sue tombe rupestri, vi portiamo a visitare un altro simbolo del piccolo borgo. Poco distante dal centro abitato, attraversando un ripido ma breve sentiero, sorge l'Eremo di Sant'Onofrio, una struttura in pietra costruita tra l'XI ed il XIV secolo dai monaci benedettini dell'Abbazia di San Liberatore a Majella sotto una cavità rocciosa, alla sommità del Vallone di Sant'Onofrio. La struttura venne utilizzata dagli stessi monaci come luogo di ritiro.

Nel 1948 i fedeli apportarono dei miglioramenti alla struttura: il tetto della chiesa fu rialzato, la parte frontale e metà della facciata laterale vennero sistemate. La facciata è molto semplice, fatta di pietre regolari e con una piccola porta in legno. Entrando ci si immerge nell'atmosfera tipica degli eremi abruzzesi, dove le pareti sono costituite dalla roccia della montagna che li sovrasta.

Struttura dell'eremo. L'eremo è disposto su due livelli: il piano inferiore è formato da un unico piccolo spazio, uno dei più antichi dell'eremo, che probabilmente fungeva da nucleo abitativo. Il livello superiore è costituito da una chiesa e da altri due ambienti, il primo con funzione di transito, il secondo di immissione al piano inferiore. Sull'altare è posta la statua di Sant'Onofrio. Attraverso due piccole porte ai lati dell'altare, si accede ad una'altra area antica dell'eremo: un giaciglio scavato nella roccia denominato Culla di Sant'Onofrio, dove i fedeli vanno ancora oggi a stendersi per guarire dai mal di pancia e dalle febbri persistenti. Oltre la Culla vi è una grotta non esplorata fino in fondo dove furono ritrovati resti di sepolture.  

Curiosità.  Nell'antichità durante la notte del 12 giugno, festa patronale di Sant'Antonio, pastori e boscaioli accendevano un fuoco nei pressi dell'eremo in modo da formare dei simboli religiosi visibili da tutta la valle. Questa usanza continua ancora oggi: la notte antecedente la festa si allestiscono i Fuochi di Sant'Onofrio, grandi falò a forma di croce.Dopo il rito i fedeli si bagnano alla fontana considerata taumaturgica. Tornati nella piazza di Serramonacesca, i cittadini danno inizio a un'usanza pastorale: all'interno di grandi caldai di rame preparano il formaggio fresco che poi vendono nella piazza principale antistante la chiesa parrocchiale

Come arrivare: A24/A25 ROMA-PESCARA uscita Alanno-Scafa. Proseguire in direzione Turrivalignani/Manoppello/Serramonacesca. Rivolgetevi in reception per ulteriori informazioni, vi daremo tutte le indicazioni necessarie

Photo source: http://www.strisciando2016.it/eremo-san-onofrio.html

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L'Abruzzo in Cucina: il Parrozzo

"E' tante 'bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè", scriveva Gabriele D'Annunzio dopo aver assaggiato il dolce tipico abruzzese. 

 Il Parrozzo nasce dalla tradizione contadina abruzzese. Nel passato i contadini preparavano il cosiddetto Pane Rozzo, una pagnotta di forma semisferica, fatta di granturco e cotta al forno a legna. Intorno al 1920 Luigi D'Amico, proprietario della ditta omonima, allora all'angolo tra Corso Manthoné e Piazza Garibaldi, decise di rirpodurre il Pane Rozzo in forma dolciaria. E' così che nacque il Parrozzo: D'Amico utilizzò le uova per riproporre il colore giallo della mollica e una copertura di cioccolato per riprodurre le parti bruciacchiate dalla cottura nel forno a legna, e ovviamente mantenne la forma semisferica dell'originale.

Luigi D'Amico era molto amico del poeta Gabriele D'Annunzio, e mantenne con lui un rapporto epistolare dopo il suo spostamento a Gardone di Riviera. D'Annunzio infatti fu la prima persona ad assaggiare il nuovo dolce, inviatogli a Gardone dall'amico. Il poeta rimase talmente colpito dal Parrozzo che gli dedicò un sonetto:

È tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè, c’avesse messe a su gran forne tè la terre lavorata da lu  bbove, la terre grasse e lustre che se coce e che dovente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce. Benedette D'Amiche e San Ciattè.*

Un po' di storia: dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, in concomitanza con la nascita del dolce locale, Luigi D'Amico aprì l'attività Il Ritrovo del Parrozzo, bar esistente ancora oggi in Via Pepe (nei pressi dell'Hotel Regent) e famoso in Abruzzo per la produzione dell'omonimo dolce. All'espansione del parrozzo contribuì non solo il poeta Vate ma numerosi artisti della regione, quali "Luigi Antonelli, commediografo e critico d’arte che scrisse la Storia del Parrozzo; Armando Cermignani, ceramista insigne che realizzò i disegni ed i colori della scatola; il Maestro Di Iorio che musicò e l’umanista Cesare De Titta che scrisse la “Canzone del Parrozzo”; Tommaso Cascella che dipinse i quadri che adornano le sale del Ritrovo del Parrozzo". Questa è una delle tante curiosità che potete trovare sul sito della fabbrica Luigi D'Amico.

Non vi resta che fare un salto a Pescara per assaggiare una delle specialità abruzzesi più conosciute nella pasticceria italiana. E dopo averla assaggiata perché non riproporla? Vi salutiamo con la ricetta del Parrozzo Abruzzese. E buon appetito!

  

*E’ tanto buono questo parrozzo nuovo che sembra una pazzia di San Cetteo che ha messo in questo tuo gran forno la terra lavorata dal bue la terra grassa e lucente che si cuoce più tonda di una provola su questo fuoco gentile, e che diventa a poco a poco più dolce di qualunque cosa dolce.
Siano benedetti D’Amico e San Cetteo. (Fonte traduzione: www.aifb.it)

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I Borghi: Serramonacesca

Un itinerario unico per conoscere la storia, l'arte e la natura in Abruzzo, alle porte del Parco Nazionale della Majella. Seguiteci!

Il suggestivo borgo di Serramonacesca sorge a 280 mt s.l.m., nella parte settentrionale della Majella, poco distante dalle sorgenti del Fiume Alento.

Il significato del nome, facilmente intuibile, è "serra dei monaci".Ad appena 2 km dal centro storico infatti sorge l'Abbazia benedettina di San Liberatore a Majella, una delle maggiori chiese medievali della regione.

E' lei infatti a riempire la scena con la sua maestosità: esternamente si presenta con una facciata bianca affiancata da un alto campanile a pianta quadrata, databile al primo trentennio del XII secolo. All'interno della chiesa potete ammirare parte del pavimento a mosaico e alcuni brani di affreschi, tutto risalente al XIII secolo. Secondo alcuni sembra fosse esistente già nel VIII secolo. Recuperata dal degrado nel 1967, attualmente è una delle mete preferite per cerimonie e matrimoni.

Dopo aver visitato la chiesa e aver fatto una passeggiata nel prato cirostante, dirigetevi verso il corso del Fiume Alento, ben segnalato da un cartello a sinistra della facciata dell'abbazia. Lungo il sentiero il fiume ha modellato le rocce su cui scorre: tratti sotterranei si alternano a piccole cascate.

Attraversato il fiume su un ponticello, se ne risale il corso giungendo, in pochi minuti, alla radura delle Tombe Rupestri: una parete lunga circa 20 metri in cui sono collocate tre tombe scavate nella roccia, una piccola nicchia e una cappellina, utilizzate probabilmente nel X secolo, rimaste in seguito luogo di culto dedicato a San Giovanni. Proseguendo, salirete dei gradini che portano ad un podio, dietro il quale sono visibili resti di affreschi. Da lì si può decidere se tornare all'Abbazia o proseguire fino all'Area Faunistica del Capriolo, che comunque non dista molto dalla chiesa.

Dal Fiume Alento potrete altrimenti giugere, attraverso un sentiero di 1km, ai ruderi del borgo fortificato di Polegra di cui rimane una torre di forma circolare, di origine longobarda, e tratti di cinta muraria. 

Tornando verso Serramonacesca, incontrerete un sentiero da percorrere a piedi che vi porterà alle rovine di Castel Menardo, che dominano la valle dell'Alento. Di origine medievale, costruito tra il XII e XIV secolo a difesa di San Liberatore, ebbe vita breve, distrutta già alla fine del XV secolo.

Ma il nostro itinerario non termina quì: oltre un sentiero roccioso, Serramonacesca cela il luogo di ritiro dei monaci benedettini, l'Eremo di Sant'Onofrio. Visto però che una parte del nostro blog è interamente dedicata agli eremi, noi non vi sveliamo nient'altro. Seguite i nostri viaggi e vi porteremo fino all'Eremo benedettino.

Come si arriva a Serramonacesca: A25 Roma-Pescara, uscita Alanno-Scafa, quindi SS5 direzione Pescara/Chieti, quindi a sinistra per Manoppello. Da qui indicazioni per Serramonacesca. Quindi, indicazioni per “San Liberatore” (circa 2 km da Serramonacesca). (Source: www.planetmountain.com)

 Orari di apertura dell'Abbazia di San Liberatore a Majella: dalle ore 10:00 alle 13:30 e dalle ore 15:30 alle 19:30.

Giorni di apertura dell'Abbazia:

  • Lunedì di Pasqua

  • 25 Aprile

  • 1° Maggio

  • Maggio e Giugno, sabato domenica e festivi

  • Luglio e Agosto, tutti i giorni ad eccezione del lunedì

  • Settembre e Ottobre, sabato domenica e festivi

  • 1 Novembre

 

 

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Gli Eremi: San Bartolomeo in Legio

 Un breve sentiero, un panorama mozzafiato e un passaggio scavato nella roccia vi portano al suggestivo eremo di San Bartolomeo.

Partiamo subito, il sentiero è breve, in 30/40 minuti arrivate a destinazione: attraversate un piccolo boschetto e in prossimità di un crocifisso in ferro, svoltate a sinistra e, atraverso una strada sterrata, arrivate sul bordo del vallone. Da qui la vista è mozzafiato, il sentiero diventa più ripido ma facilmente percorribile. Si incontra una seconda croce, si procede su un sentiero che sfocia in una sporgenza a picco sul sottostante torrente. Fermatevi a fare foto e ad ascoltare il suono dell'acqua. Dopo una breve sosta ristoratrice, affrontate l'ultimo tratto che vi porta a una suggestiva scalinata scavata nella roccia. Ed eccovi arrivati sulla terrazza che precede l'ingresso dell'Eremo.

Anteriore all'XI secolo, la costruzione, completamente scavata nella roccia, fu restaurata da Pietro dal Morrone (papa Celestino V), intorno al 1250, che vi si stabilì per due anni, fino al 1276. Allinterno, l'oratorio è quasi interamente incastonato nella roccia;sopra all'altare cinquecentesco vi è una nicchia contenente una statua lignea ottocentesca di San Bartolomeo, raffigurato con un coltello nella mano destra. Una porticina a sinistra dell'altare immette nella parte abitativa dell'eremo.


Attraverso le scale che partono dalla terrazza rocciosa è possibile scendere fino al Vallone di San Bartolomeo, caratterizzato da un grosso blocco di roccia che funge da ponte naturale, sopra al torrente sottostante. Se prima di questo si devia a destra si scende sul greto del torrente e, raggiunto il punto in cui le rive sono così vicine da poterle attraversare, si trova la sorgente di San bartolomeo, detta Fonte Catenacce dall’incisione simile ad un catenaccio di porta. Sorgente cui sono attribuitie proprietà miracolose.


Come arrivare: A25 Roma-Pescara, uscita Alanno-Scafa, si segue la direzione San Valentino e Roccamorice. Da Roccamorice si segue la segnaletica Fonte Tettone-Blockhaus, dopo circa 4 km di tiene la destra seguendo la segnaletica per l’Eremo di Santo Spirito-Eremo di San Bartolomeo. Si prende quindi un ulteriore bivio verso destra seguendo la segnaletica Eremo di San Bartolomeo. Parcheggio poco prima del ristorante Macchie di Coco.

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I Borghi: Silvi Alta

Se volete immergervi nell'antichità dei borghi abruzzesi mentre guardate il mare da lontano, affacciati ad una terrazza, non potete non visitare Silvi Alta.

Silvi, cittadina della provincia di Teramo ma raggiungibile da Pescara in meno di mezz'ora, è divisa in due piccoli nuclei: la parte moderna di Silvi Marina che si sviluppa lungo il litorale adriatico; e il centro storico, Silvi Alta o Silvi Paese, a 250 metri s.l.m. da cui si gode una vista mozzafiato sul mare Adriatico.

Se amate i piccoli borghi e l'antichità, oggi vi accompagnamo nel centro storico di Silvi, inconfondibile borgo medievale la cui cinta muraria è visibile da lontano, mentre si percorre la strada per raggiungere il paese.

Appena arrivati a destinazione, incontrerete sulla sinistra la Cattedrale di San Salvatore, situata in Piazza della Porta, che prende il nome dal Santo Protettore della cittadina. La struttura risale al XII secolo. Si compone di una facciata in laterizio composta da tre portali, che ha sostituito l'antico portale d'ingresso del '300, ancora presente. Di fianco alla nuova facciata vi è il campanile a base quadrata del 1700, a cui fu aggiunto nel 1951 un orologio (1843) salvato dal crollo della chiesa di Sant'Antonio.

Il borgo è reso pittoresco dai numerosi archi che decorano i vicoli degli antichi edifici. La loro antichità si alterna alla modernità della fontana novecentesca realizzata in pietra e mattoni, situata accanto alla cattedrale. 

Una tradizione, nata nel XVI secolo, legata alle terribili vicende dei predoni turchi, è quella del Ciancialone. Si festeggia l’ultima domenica di maggio a Silvi Paese e impegna tutto il paese nell’allestimento di un grosso cilindro costituito di canne legate tra loro, alto fino a dieci metri. Issato verticalmente nella piazza principale e acceso, richiama attorno una folla festante che danza e festeggia fino allo spegnimento del ciancialone. (Fonte: www.abruzzo-vivo.it)

Il Belvedere di Silvi Alta è tra i Luoghi del Cuore del FAI Fondo Ambiente Italiano.

 

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L'Abruzzo in Cucina: gli Arrosticini

Un detto abruzzese dice 'Dove ci magne ddu', ci magne pure tre' (dove ci mangiano in due, ci mangiano anche in tre): in Abruzzo mangiare significa condividere il buon cibo stando in compagnia.

Simbolo di questo non può che essere l'Arrosticino! Quale miglior modo di passare del tempo in compagnia e far rivivere ogni volta la tradizione pastorale. La loro origine infatti risale ai primi decenni del '900, quando i pastori impararono a cuocerli durante la transumanza.

Gli arrosticini sono spiedini di carne di pecora, perlopiù fatti a mano con carne abruzzese, cotti su un bracere, detto "fornacella". Ad accompagnarli non possono mancare le bruschette con olio extravergine di oliva e del buon Montepulciano d'Abruzzo. In dialetto abruzzese provate ad ordinare "rustell", "arostell" o "cippitill".

Non resta che augurarvi Buon Appetito!

 

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Come raggiungerci

Dall'aeroporto:

1. - prendi l'autobus (linea 38) dall'aeroporto fino alla stazione degli autobus (biglietto € 1,50 sull'autobus o € 1,20 in edicola)

(ultima corsa giorni feriali 23.30)

(ultima corsa giorni festivi 22.00) Clicca qui per Orari bus 38

- prendi l'autobus n.10 dalla stazione e scenderai di fronte all'Hotel Regentt*** (Clicca qui per Orari bus 10)

- l'ultima corsa del 10 è alle 20.10, in alternativa puoi prendere un taxi che parte dalla stazione dei treni (circa € 10,00)


2. Bus & Fly fino alle 23.30

L'autobus si ferma in Via Conte di Ruvo, per arrivare in hotel potrai percorrere a piedi 1,4 chilometri. Per ulteriori informazioni chiedi in aeroporto

Inoltre potrai trovare il servizio taxi davanti all'aeroporto ( € 20,00 a corsa)

Dalla stazione dei treni:

- per raggiungerci in treno, consulta il sito: https://www.thetrainline.com/

- prendi l'autobus n.10 dalla stazione e scenderai di fronte all'Hotel Regentt***

- l'ultima corsa del 10 è alle 20.10, in alternativa puoi prendere un taxi che parte dalla stazione dei treni (circa € 10,00)

 

Dall'autostrada:

Prendi l'uscita "Pescara Ovest" e prosegui sulla tangenziale verso Pescara. Esci in direzione "Porto", svolta a sinistra alla rotatoria e prosegui costeggiando il fiume. Proseguendo ci troverai sulla destra.

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