La leggenda della dea Maja e del Gigante

La leggenda della dea Maja e del Gigante

La leggenda della dea Maja e del Gigante

Numerose sono le leggende che legano la Majella, massiccio montuoso dell'Appennino centrale in Abruzzo, alla dea Maja. Vi raccontiamo quella di Maja e del Gigante (la Majella e il Gran Sasso), una commovente fiaba scritta in versi dal poeta aquilano Mario Lolli.


La fiaba racconta di Maja, la maggiore e la più bella delle Plejadi, le sette mitologiche ninfe figlie di Atlante e Pleione. Suo figlio Ermes, nato dall'amore con Zeus, chiamato “Il Gigante” per la sua corporatura, fu gravemente ferito nella battaglia di Flegra. La madre, per cercare di salvare l'adorato Ermes, si rivolse ad un oracolo. L'oracolo predisse: "Tuo figlio potrà salvarsi solo se sarà curato con un'erba miracolosa, che nasce al di là del mare, su una montagna altissima, ai piedi di un Grande Sasso".

Con una zattera attraversò il mare e riuscì ad approdare nei pressi del porto dell’antica città di Ortona - “Orton”- dopo un tragico naufragio. Qui prese in braccio il gigante ferito e continuò la sua fuga scalando il Gran Sasso, dove una caverna, nell’aspra roccia, offrì un rifugio ai due fuggitivi. La montagna era coperta da così tanta neve, che ogni tentativo di trovare l'erba miracolosa fu vana. E dopo qualche tempo il giovane morì lasciando la ninfa in un’angoscia infinita. Maja seppellì il corpo del figlio su una vetta del monte superbo e, presa dalla disperazione, cominciò a vagare per giorni e giorni tra i monti innevati. Una sera, mentre infuriava la bufera, trovò rifugio in una piccola grotta. Al risveglio grande fu la commozione di Maja quando, uscendo dalla grotta vide, sulla sommità dell'alto monte posto a settentrione, il Grande Sasso, il gigantesco corpo dell'adorato Ermes che, ammantato fino alle spalle da una spessa coltre bianca, sembrava solo addormentato, mentre il suo viso si stagliava con nitidezza nell'azzurro del cielo. Maja non lasciò più quella grotta.

Quando Maja morì, i pastori la seppellirono la seppellirono sulla maestosa montagna di fronte al Gran Sasso, che, da quel giorno, in sua memoria, fu chiamata Maiella. In seguito il popolo abruzzese onorerà quel monte eleggendolo a simbolo della propria terra e identificandolo con il significativo nome di montagna 'Madre'.

Ancora oggi, a chiunque osservi il Gran Sasso, da levante verso ponente, appare chiaramente la sepoltura del giovane: infatti, la Vetta Orientale del Corno Grande incarna le sembianze di un gigantesco volto umano assopito nel riposo eterno, conosciuto sin dall’antichità come “Il gigante che dorme”.

In un seducente miracolo della natura, il “gigante di pietra”, osservato da un’angolazione leggermente diversa, si trasforma in una leggiadra e prosperosa fanciulla supina dalle chiome fluenti, chiamata, oggi, “la bella addormentata”. E' lì che la ninfa Maia e l’adorato figlio si “fondono” in uno straordinario connubio affascinante e suggestivo.

Leggi qui la commovente fiaba in versi scritta da Mario Lolli

Fonti:

http://www.bebilgiganteilmare.it/majalegend.html

http://www.partecipiamo.it/musica/camillo_berardi/la_leggenda_della_gigantesca_maia/la_leggenda_della_gigantesca_maia.htm

 


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